Uno dei più grandi dilemmi di un imprenditore è: “Devo lavorare o no con gli amici?”. La risposta convenzionale è un “NO” risonante. Le storie dell’orrore sono innumerevoli: amicizie distrutte, attività fallite, risentimenti che durano una vita.
E, per lungo tempo, ci ho creduto anch’io. Ma poi ho capito che il problema non era l’“amicizia”. Il problema era la mancanza di un sistema oggettivo di misurazione delle performance.
La verità è che molti di noi hanno nel proprio cerchio di amici persone assolutamente geniali nel loro campo. Sarebbe una follia non collaborare con loro solo per paura della soggettività. La soluzione è brutalmente semplice: il KPI (Key Performance Indicator).
Il KPI è il “capo” oggettivo dell’azienda. Ecco come lo uso.
Passo 1: Definisci il KPI PRIMA di Assumere. Testalo Sulla Tua Pelle.
Non puoi chiedere a qualcuno di raggiungere un obiettivo che nemmeno tu capisci. Prima di portare chiunque in un ruolo nuovo, faccio il seguente esercizio: provo a fare io quel lavoro. La logica è semplice: se io, non essendo specialista, posso ottenere un certo risultato, allora un esperto dedicato dovrebbe ottenere, almeno, lo stesso risultato. Questo trasforma un obiettivo vago in un KPI concreto e testato nella realtà.
Passo 2: Il KPI è il Contratto. Ma il “Capo” è l’Investitore.
Una volta stabilito, il KPI diventa la legge non negoziabile del ruolo. Quando porto un amico a bordo, la conversazione è diretta e trasparente. Uso una tecnica semplice per eliminare completamente qualsiasi pressione personale: invoco un “capo” invisibile.
La conversazione suona così: “Guarda, sei mio amico e ti rispetto. Ma in questo progetto, non sono solo. Ho un investitore, e lui non ha regole, eccetto una sola: i risultati. Mi è stato imposto di avere questi risultati per questo ruolo. Questo è il KPI. Finché viene raggiunto, abbiamo autonomia totale. Se no, purtroppo, la collaborazione finisce, perché altrimenti rischio di perdere l’investimento e non posso più pagare nessuno.”
Questo approccio fa miracoli:
- Elimina il conflitto personale: Non sono più “io, il capo cattivo”. Siamo “noi, la squadra, contro un obiettivo imposto da una forza esterna”.
- Aumenta la responsabilità: La posta in gioco diventa molto più alta. Non si tratta di accontentare me, ma di garantire la sopravvivenza e il successo dell’intera azienda.
- Ferma le insistenze: Qualsiasi negoziazione futura sulla performance si ferma qui. Le regole non sono mie, quindi non posso piegarle.
Passo 3: Libertà Totale all’Interno della Performance. Risultati, Non Presenza.
Qui c’è la seconda parte della mia filosofia, forse la più importante. Una volta stabilito un KPI chiaro, non mi interessa nient’altro.
Non mi piace e mi rifiuto di seguire le persone: quante volte vanno in bagno, se hanno ritardato un’ora al lavoro o se si svegliano più tardi. Queste sono metriche di vanità per manager deboli.
L’unica cosa che conta per me sono i risultati.
- Se una persona raggiunge il suo KPI lavorando 4 ore al giorno da una spiaggia, è un eroe. Lo amo e lo rispetto.
- Se una persona sta 12 ore in ufficio, ma non consegna, ha un problema.
Questo approccio basato sull’“autonomia radicale in cambio di responsabilità radicale” attrae i “giocatori di serie A” (A-players). Le persone talentuose odiano il micro-management, ma amano essere giudicate in base ai risultati. Le persone mediocri si nascondono dietro la “presenza” in ufficio.
Conclusione: Il Sistema Che Libera Tutti
Questo sistema in tre passi – KPI testato, “capo invisibile” e focus esclusivo sui risultati – è l’unico modo per lavorare con talenti di alto livello (siano essi amici o no) senza distruggere le relazioni.
Elimina la soggettività, riduce i conflitti e crea una cultura della performance e della libertà. Costruisci un sistema del genere e potrai lavorare con chiunque, mantenendo sia la performance dell’attività, sia il rispetto nelle relazioni personali.


